Scuole di Scialpinismo CAI Valmadrera, CAI Lecco, Pietro Gilardoni Como e Alto Lario.
Si è concluso nei giorni 8 e 9 settembre 2007 il corso SA3 organizzato dalle scuole di Lecco, Valmadrera, Como e Alto Lario (Asso-Canzo-Cantù) con l’ultimo modulo previsto, inerente alla parte di roccia, presso il rif. Omio in Valmasino.
Si è trattato della prima esperienza per le quattro Scuole e di una bella scommessa giocata con tanto entusiasmo e voglia di far bene.
L’idea è nata un paio di anni or sono in occasione del XXII corso per Istruttori Nazionali di Scialpinismo del 2005; alcuni allievi del corso, istruttori delle scuole di Valmadrera, Alto Lario e Como, si sono incontrati e ne è nata subito una bella amicizia che si è poi rafforzata; da qui il desiderio di fare qualcosa insieme costruendo in tal modo l’opportunità di collaborazione delle scuole di appartenenza. L’idea è subito piaciuta ed ha contagiato anche gli amici di Lecco che ne sono venuti a conoscenza nell’ambito della Scuola Regionale Lombarda di Scialpinismo presso la quale alcuni istruttori lavorano da anni al fianco di altri istruttori della Scuola di Como.
Queste quattro scuole, che operano in un territorio geograficamente abbastanza ristretto, nonostante i molti contatti e le molte comuni conoscenze, derivanti soprattutto dal collaborare nelle attività delle commissioni e delle scuole regionali e nazionali, hanno sempre usufruito di un bacino di allievi numericamente importante che ha loro consentito di organizzare autonomamente i corsi. Le cose non sono, fortunatamente cambiate, questo bacino è sempre ricco di giovani che hanno voglia di montagna e che riescono a trovare in queste strutture il riferimento adeguato e l’occasione per creare conoscenze ed amicizie. Ciò rende questa nuova esperienza ancor più significativa in quanto non dettata dalla necessità ma dalla voglia di conoscersi ancor più da vicino e di condividere esperienze.
Il corso SA3 rappresenta il massimo nell’offerta dei corsi organizzati in seno alle Scuole del CAI per quanto concerne lo scialpinismo e non solo. Lo scopo principale del corso è quello di rifinire fin nei minimi dettagli la preparazione degli scialpinisti per consentire ai partecipanti di conseguire la piena autonomia e sicurezza su tutti i terreni che la montagna offre. Viene prestata particolare attenzione a tutto quanto concerne le tecniche di impiego degli sci per la frequentazione delle montagne e dei ghiacciai orientata al perfezionamento dello stile ed anche alla conoscenza dell’ambiente e quindi della sicurezza. Si richiede, inoltre, che la persona sia in grado di muoversi in totale autonomia anche su terreni più tipicamente “estivi” come il ghiaccio e la roccia. Nemmeno viene trascurato l’aspetto, anch’esso fondamentale, della gestione e dell’organizzazione dei gruppi nei confronti dei quali, gli allievi di questo tipo di corso, potrebbero diventare poi il riferimento.
Fin dalle prime battute ci si è resi conto che per sviluppare bene questa attività era necessario lavorare con un gruppo di allievi non troppo numeroso; ci è parso inoltre importante l’aspetto relativo all’affiatamento del gruppo di istruttori che non poteva essere dato per scontato dato che si sarebbe trattato della prima esperienza di lavoro comune; certo il grande entusiasmo, la profonda stima reciproca e l’amicizia già abbastanza salda erano un bel punto di partenza, ma occorreva senz’altro creare l’opportunità di lavorare gomito a gomito per confrontarsi nel concreto e nel pratico per raggiungere il massimo di condivisione ed uniformità didattica. Avevamo due opportunità: organizzare il corso SA3 ad un pubblico aperto che richiede il massimo grado di apertura e disponibilità da parte del gruppo istruttori come di ogni singolo istruttore oppure selezionare un numero ristretto di allievi attingendo dalle nostre conoscenze ed eventualmente anche dai gruppi di aiutoistruttori delle nostre scuole con il vantaggio di poterci concentrare anche sull’aspetto
dell’integrazione e della condivisione fra gli istruttori del corso stesso. Alla fine ha prevalso la seconda ipotesi e ci siamo lanciati nell’organizzazione. In questa fase i primi timori si sono subito dissolti e ci è parso chiaro che parlavamo tutti la stessa lingua ed inseguivamo tutti le stesse idee; questo ci conforta e testimonia che il grande lavoro fatto dalle scuole regionali e nazionali ha sicuramente dato i suoi frutti.
Il corso si è sviluppato in quattro moduli, ciascuno dei quali organizzato da una delle quattro scuole.
Il primo modulo ha avuto per tema la neve e le valanghe, si è svolto in Febbraio 2007 con due giornate di scialpinismo “invernale” organizzate dalla Scuola di Lecco; la prima, in Val Gerola dedicata alla conduzione della gita ed all’uso approfondito dell’ARVA secondo le più moderne tecniche di ricerca; la seconda, allo Julier, con un approfondimento importante sulla conduzione della gita ed allo studio della neve. Due magnifiche giornate all’insegna del sole e di un freddo pungente che però non ci ha ostacolato.
In questa occasione abbiamo subito constatato che anche i nostri allievi condividevano lo stesso nostro entusiasmo per questa esperienza; i vari gruppetti si sono subito fusi tra loro generando grande simpatia e collaborazione. La Scuola di Como ha organizzato il secondo modulo, quello dedicato alle gite scialpinistiche in alta montagna; il progetto iniziale ha dovuto subire delle modifiche a causa della scarsità di neve di questo asciutto inverno 2007, ma la grande esperienza messa in campo dagli istruttori ha permesso di costruire una due giorni nella regione del Sempione, in Aprile, veramente bella ed entusiasmante; la prima giornata è stata fatta una gita di avvicinamento per consentirci di raggiungere un buon posto dove piazzare il campo con le tende per il bivacco notturno; alla fine siamo riusciti anche a salire una cima lì vicino. Il secondo giorno, partiti di buon ora dal campo, siamo saliti sul Senggchuppa, fantastica cima a cavaliere fra l’Ossola ed il Vallese con il meraviglioso spettacolo della parete nord del Fletschhorn proprio di fronte ai nostri occhi. L’esperienza del bivacco ha ulteriormente cementato l’amicizia nel gruppo.
Il modulo dedicato alle salite in ambiente glaciale è stato organizzato dalla Scuola di Valmadrera; meta il rifugio Vittorio Emanuele in Val Savaranche nel gruppo del Gran Paradiso. L’intenzione era di dividersi in due gruppi per salire le pareti nord del Ciarforon e della Becca di Monciar. Purtroppo tutta le neve che non è arrivata nel corso dell’inverno, quest’anno ha deciso di cadere proprio fra la fine di Maggio ed i primi di Giugno. Giunti al rifugio le due pareti ci sono subito parse troppo cariche e nel corso del pomeriggio del sabato si sono anche staccate delle valanghe a lastroni. Non ci siamo però persi d’animo, il sabato pomeriggio abbiamo gestito al meglio le lezioni previste per la didattica della progressione su neve e ghiaccio con ramponi e piccozza e per le manovre di trattenuta e recupero dei caduti in un crepaccio. La domenica di buon’ora siamo partiti alla volta della Becca di Monciair che appariva in condizioni migliori; purtroppo nella notte il cielo coperto dalle nuvole non ha favorito il rigelo della neve ed abbiamo subito cominciato ad affondare. Eravamo però un bel gruppo numeroso ed anche preparato, quindi dandoci il cambio, siamo riusciti ad aprirci la strada verso la vetta della Becca raggiunta con il sole che nel frattempo aveva ripreso il dominio della scena.
L’ultimo modulo, quello di roccia, è stato organizzato dalla Scuola Alto Lario (sezioni di Asso, Canzo e Cantù); siamo saliti il sabato mattina all’accogliente rifugio Omio; la giornata era di quelle tipiche di inizio Settembre, con il sole caldo ed il cielo blu, si stava benissimo. Abbiamo sfruttato la giornata per sviluppare un argomento che negli ultimi anni ha suscitato meno attenzione del dovuto: l’uso dei chiodi da roccia. L’avvento del clean-climbing e soprattutto degli spit anche in montagna ha contribuito a far scemare l’attenzione verso questo antico attrezzo, noi abbiamo pensato che per tornare a frequentare gli ambienti più selvaggi e meno addomesticati di certi itinerari in montagna sarebbe invece stato bene tornare a “picchiar chiodi” e così abbiamo fatto. In effetti tutti i nostri allievi ci hanno poi confidato che era la prima volta che provavano a piantare dei chiodi. Abbiamo dunque creato degli ancoraggi che, dove serviva, sono anche stati integrati dai nuovi attrezzi (nuts e friends); su di essi abbiamo sperimentato i differenti tipi di sosta e realizzato in seguito delle discese a corda doppia provando anche le tecniche di risalita.
La domenica, in una giornata bella quanto la precedente, abbiamo dato l’assalto alla Punta della Sfinge; l’abbiamo salita dividendo le cordate su diversi itinerari godendoci il piacere di arrampicare sul bel granito caldo e rugoso della Val Masino. La domenica pomeriggio scendendo dal rifugio ci siamo resi conto che il corso era praticamente terminato, ma dopo un attimo, la promessa di organizzare in futuro ancora qualcosa insieme, ci ha rinfrancati.
L’immancabile cena di chiusura del corso si terrà il 12 Ottobre prossimo e sarà l’occasione per fare il consuntivo di questa bella ed importante esperienza e per gettare le basi per continuare sulla strada di questa collaborazione che stà dando dei frutti anche più importanti di quanto non ci aspettassimo all’inizio.
Matteo Lanzoni, INSA
Tag: alpinismo, arrampicata, ghiaccio, montagna, scialpinismo




