Bolivia
Sudamerica… sudamerica….
Quest’estate, quattro amici istruttori della Scuola di Alpinismo e Scialpinismo “Cirillo Floreanini” di Tolmezzo ed io (ormai “Comasco di adozione”) abbiamo relizzato un tour alpinistico di tre settimane in Bolivia.
L’intenzione era quella di salire cinque cime. Le prime tre erano situate nella Cordillera Real: il “Picco Austria” (5300 mt), il “Condoriri” (5648 mt) ed il “Pequeño Alpamajo (5370 mt). Per raggiungere la base delle salite, da La Paz, sono necessarie tre ore di “collectivo” fino al villaggio di Tuni. Da Tuni in circa tre ore di trekking siamo saliti alla laguna Chair Khota (4650 mt), dove abbiamo allestito il campo base. Il Picco Austria, la prima delle nostre mete è una tipica salita di acclimatamento, che non presenta difficoltà tecniche: l’unico problema potrebbe essere costituito dalla quota. Il Condoriri, detto cosi’ perche la sua forma ricorda quella di un condor ad ali spiegate, è una splendida montagna: noi l’abbiamo salita per una via poco frequentata, di cresta. Ci ha presentato pendenze massime fino a 60°, D, con tratti di roccia fino al IV+ richiedendoci circa nove ore di salita. Il Pequeño Alpamajo, l’ultima delle nostre salite nell’area della Cordillera real, è chiamato cosi’ perche ricorda nella forma il suo omonimo in Peru’. E’stato salito per la prima volta solo nel 1962. La cresta finale è di rara bellezza e presenta pendenze fino a 60° (AD). Ci ha richiesto sette ore di salita.
Dopo queste tre cime, siamo rientrati a La Paz per due giorni di riposo per poi ripartire subito alla volta dell’ Illimani (6462 mt). In sei ore di incredibile viaggio su strada sterrata tra le valli boliviane abbiamo raggiunto il villaggio di Estancia Una, a 75 km dalla capitale. Da li, in circa tre ore e mezzo di trekking siamo saliti fino a quota 4700 mt dove abbiamo piantato il campo base. Il giorno seguente, abbiamo raggiunto il cosiddetto “Nido de condores” (la “suèrte” ha voluto che fossimo cosi’ fortunati da vederne realmente uno volare sopra di noi…) dove abbiamo allestito il campo alto a quota 5500 mt. Dal Nido de condores, dopo nove ore di salita abbiamo raggiunto la vetta (AD, un muro a circa 60°). Dalla vetta, siamo scesi direttamente al campo base dove abbiamo passato la notte per rientrare il giorno successivo a La Paz.
A questo punto, dopo quattro cime eravamo piuttosto stanchi. Un po’ di discussione sul “che fare” ma alla fine la voglia di salire ha avuto la meglio… e cosi’ abbiamo deciso di provare il Sajama. Questa isolata montagna è un vulcano, sito nella Cordillera occidental, molto vicino al confine con il Cile e con i suoi 6542 mt è la piu’ alta vetta della Bolivia. E’ stato salito per la prima volta nel 1939 dal nostro Piero Ghiglione assieme agli austriaci Josef Prem and Wilfrid Kuhm. Quindi, dopo due giorni di riposo in città siamo ripartiti alla volta del villaggio di Sajama raggiungibile in auto in circa sei ore da La Paz. La natura e la biodiversità che si incontrano in questi luoghi (siamo all’interno di un parco naturale) è sorprendente, cosi’ come il loro isolamento assoluto.
Dal villaggio di Sajama, siamo saliti in circa tre ore di trekking al campo base posto a 4800 metri. Il giorno successivo, abbiamo raggiunto il campo alto, piuttosto scomodo, posto su uno sperone roccioso a 5700 mt di altitudine. All’una di notte del giorno successivo siamo partiti verso la vetta. Il percorso non era molto evidente e si sviluppava tra canali di misto, tratti su roccia e su ghiacciaio. Purtroppo a circa 250 metri dalla vetta, una estesa formazione di “penitentes”, alti fino a due metri e fragili come il vetro, ci ha impedito di proseguire.
Siamo quindi ridiscesi alla base dove pero’ una bella sorpresa ci attendeva: il tuffo in una pozza di acqua termale che ci ha ristorato corpo e mente, facendoci dimenticare l’amarezza per non aver raggiunto la vetta. Ancora due giorni a La Paz, indugiando tra botteghe per qualche acquisto e quindi il rientro a casa.
Qualche nota sul tour: la Bolivia è un luogo ideale per l’alpinismo: la relativa vicinanza delle montagne alla città rende abbastanza comodi gli spostamenti facilitando gli aspetti organizzativi; l’ acclimatamento è facilitato dalla quota già alta della capitale (circa 3.800 mt). Tuttavia, la salita di queste montagne non va mai sottovalutata. La Bolivia è uno tra i paesi piu’ poveri dell’America Latina: questo implica che non esiste in luogo nessuna forma di soccorso organizzato. Le vie di comunicazione sia telefoniche che stradali sono estremamente precarie e peggiori ad esempio di quelle che si possono trovare nel vicino Peru’ contribuendo all’assoluto isolamento di queste montagne, che se da una parte ne aumenta il fascino, dall’altra impone all’alpinista una certa attenzione nell’affrontarle.
Questo viaggio ha rappresentato per noi un esperienza fantastica sia dal punto di vista alpinistico che umano. Assolutamente da consigliare!
Giuseppe Astori IA/ISA
Scuola di Alpinismo e Scialpinismo “C. Floreanini”, Tolmezzo
Scuola di Scialpinismo “P. Gilardoni”, Como
Tag: alpinismo, bolivia, ghiaccio, Montagna, spedizione, viaggi






Gennaio 19, 2008 alle 7:30 pm
Ciao, faccio parte della scuola di alpinismo e scialpinismo “F. Berti” del CAI di Monza e sto organizzando insieme ad altri un viaggio per la prossima estate in Bolivia, le possibili mete sono L’Illimani e il Sajama. Mi farebbe molto piacere poter ricevere maggiori informazioni sulla vostra esperienza. Mi potete contattare al seguente indirizzo di posta elettronica federico.sebastiani@hotmail.it oppure telefonicamente al 335 7272917
Grazie anticipatamente.
Federico
Gennaio 22, 2008 alle 7:06 am
@Federico: ho segnalato il tuo post all’autore dell’articolo (e della spedizione), Giuseppe Astori, che sarà presente al CAI Como nei Venerdì sera delle lezioni del corso SA1.
ciao
max