Archivio per Febbraio 2008

Pazolastock

Febbraio 24, 2008

Pazolastock + Fellilüche all’Oberalppass

Domenica splendida: temperatura ideale, poco vento, alta pressione su tutte le Alpi e basso pericolo di valanghe… Ideale per una fantastica gita!  

Tutti in fila per salire sul trenino che ci porta all’Oberalppass, dopo un’iniziale confusione, siamo tutti in carrozza. Il trenino si arrampica su per la vallata e dai finestrini la giornata si preannuncia favolosa: l’ambiente è bellissimo.  

Al passo si scende del treno e i gruppi Base e Base-bis si dividono e salutano. Comincia la nostra prima parte di salita al Pazolastock con i suoi 700m di dislivello.

C’è chi segue la traccia classica di salita, chi invece cerca un percorso alternativo per trovare una via di discesa più divertente.  In vetta arriviamo quasi tutti: solo Pigi con Bruno giustamente preferiscono aspettarci un centinaio di metri più sotto, per risparmiare energie per la successiva risalita alla Fellilüche.

Foto di gruppo in vetta e poi cominciamo a scendere sul versante sud.  Qui la neve è un po’ pesante, ma appena ci spostiamo sul versante nord della montagna, la discesa diviene più divertente. Cerchiamo i canali vergini che avevamo visto in salita, consci dal fatto che il pericolo valanghe oggi è basso.  Questa è la parte più bella dello sci alpinismo: trovare un pendio dove non c’è ancora passato nessuno e lasciare la tua traccia bella e regolare. Siamo in tabella di marcia coi tempi e abbiamo il tempo di fare delle belle riprese nella neve polverosa.  

Ritornati all’Oberalppass, “ripelliamo” gli sci e ci rifocilliamo prima di affrontare gli ultimi 400 e rotti metri di risalita. Adesso al sole fa cado, per fortuna che c’è un leggero vento che ci mantiene freschi. Che fatica rimettere le pelli e ricominciare a salire!  Dopo poco più di un’ora di salita, arriviamo finalmente alla Fellilüche, dove si aprano gli 8Km di una lunga vallata che ci porteranno alla macchina, che avevamo preventivamente lasciato la mattina presto per il rientro.  Tira un leggero vento, che ci spinge a non indugiare troppo sulla forcola ma a scendere nel vallone in neve fresca.  

Che neve ragazzi! Che ambiente! Ci siamo solo noi!  

Si scende sempre più e purtroppo il pendio comincia ad appoggiarsi obbligandoci a racchettare.  Ma lo scialpinismo è anche questo: siamo costretti a camminare nei passaggi nel sentiero del bosco più stretto e ripido. Ma metti e rimetti gli sci, cercando di sfruttare fino alle ultime lingue di neve, riusciamo a sciare fino a pochi centinaia di metri dalla macchina.

Siamo stanchi, è vero, anche perché sono ormai 8 ore che siamo in giro! Gli autisti sono già di ritorno da Andermatt dove avevamo lasciato le automobili; saliamo a bordo e rientriamo a casa tutti contenenti.  

Riccardo Ugo 

Relazione su camptocamo.org: Pazolastock e Fellilucke.

Oberalppass Pazolastock + Fellilüche Pazolastock + Fellilüche Pazolastock + Fellilüche

Badus

Febbraio 24, 2008

Badus e discesa su Andermatt 

Grande giornata, quella di  ieri sul Badus ( o Six Madun) 2928 m.

Una temperatura quasi primaverile ci accoglie all’ Oberalppass. Allora, tolte le giacche, si sale in maglietta. Lungo la salita fino a Plidutschae  le valanghe scaricatesi nelle settimane precedenti ci permettono di ripassare sul campo la lezione di nivologia: valanghe a lastroni, di fondo, oppure di neve a debole coesione, puntiformi, incanalate, disegnano il territorio attorno a noi.

Da Plidutscha saliamo in direzione del Lai da Tuma per poi mirare alla valletta che ci porta fino al Piz da Tuma  e da li alla vetta, che raggiungiamo a piedi con una divertente cresta finale.

Decidiamo poi di chiudere il giro puntando direttamente ad Andermatt. “Ripelliamo” il Fil Tuma per poi scollinare e raggiungere  il vallone di Pazolastäfeli che ci riporta giu’  in paese.

Alle quote piu’ basse, la neve molto trasformata dalla temperatura elevata (troppo elevata!!) della giornata mettono alla prova la nostra tecnica di discesa. Giornata intensa, certo, per il dislivello, e  per l’impegno che ci ha richiesto.  Ma anche giornata ricca di situazioni, di emozioni, di didattica, che ne ha fatto… una grande uscita!

Alla prossima.

GA

 

Relazione su camptocamo.org: Badus

Luci e ombre Cecco e i discepoli Situazione difficile.... Cesarino e Kurt Tazzenberger

Arpiglia

Febbraio 10, 2008

Levataccia per allievi ed istruttori quella di ieri. La mente instancabile del Taroni ci conduce in Grigioni, meta il Piz Arpiglia che ci attende con i suoi 2765 metri.

Un freddo polare (-18°C) attende il “serpentone comasco” a Resgia. La neve scricchiola, il naso gocciola, gli scarponi non ne vogliono sapere di “allargarsi”. Pero’… finalmente non c’è vento, per questa terza uscita!.Si parte.

Salita bellissima tra neve soffice, larici secolari, sole che ci riscalda anima e corpo. Le cognizioni topografiche degli allievi vengono messe a dura prova dalla morfologia “birichina” del territorio. La neve caduta si è prestata bene al ripasso della lezione di nivologia (cristalli sfaccettati? cristallocalici?? Ma dove siamo! In osteria?)

Alla fine tutti se la caveranno davvero bene. Durante la risalita, non sfuggono all’occhio di Paolo i pendii innevati ad esposizione ovest che ci “chiamano” alla discesa come le sirene di Achille… Valutate le condizioni della neve, via le pelli e…si scivola!. Le condizioni della neve sono “canadesi”. Polvere!.

La giornata si conclude al parcheggio, pane e salame per tutti.Una stupenda giornata. Alla prossima! 

G.A.

 

Relazione su camptocamo.org: Piz Arpiglia

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Piz Uter

Febbraio 10, 2008

Troooppo fresca....

Piz Arpiglia e traversata al Piz Uter

 

Finalmente una fredda ma bellissima giornata: arriviamo in Engadina a Zuoz con la colonnina di mercurio a -18°.

Pian pianino uno dopo l’altro i gruppi partono tutti: oggi siamo uniti al corso base e siamo davvero numerosi.

Chi si sente più forte affronta la rampa sopra il paese, chi invece vuole prendersela più comoda, segue il sentiero in mezzo al bosco per arrivare alla spalla del Piz Arpiglia.

Al sole si sta davvero meglio: ci possiamo spogliare e mangiare un boccone.

Affrontiamo la rampa finale per l’anticima e dopo il lungo traverso arriviamo alla vetta dell’Arpiglia.

I gruppi più veloci e galvanizzati si avviano veloci verso la seconda vetta: il Piz Uter.

Finalmente in vetta, la vista è splendida: il nostro sguardo spazia dall’Ortles al Bernina.

Le condizioni meteo sono favorevoli. Aspettiamo gli ultimi per una foto di gruppo e poi giù per la discesa in neve fresca.

Rino con Sante non rinunciano all’ambo della giornata e nonostante gli venga consigliato di fermarsi al colle, si avviano con “passo da 8000” anche loro verso la vetta dell’Uter.

Ci succede perfino un piccolo incidete: Pasquale in una caduta perde uno sci. Benché la lunga ricerca, non riusciamo più a trovare.

Con questo inconveniente il rientro alla macchina sembra problematico, perché la neve della vallata a nord è davvero tanta e con uno sci solo si sprofonda fino alla vita.

Pasquale con Barinda però se la cavano bene, camminando in coppia su tre sci.

Arrivati dove la neve è più consistente, Munzo propone di andare lui con uno sci solo e dare uno dei suoi a Pasquale. Complimenti a Paolo per i numeri acrobatici fatti su una sola gamba!

Chiudo la bella gita con tutti alla macchina, festeggiando con torta e vino.

 

 

Riccardo Ugo

 

 

Relazione su camptocamp.org: Piz Uter.

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Cronaca di un debutto

Febbraio 3, 2008

Inizia in Valcamonica il Corso ISA 2008. Neve, valanghe e autosoccorso sono gli argomenti del primo modulo.

Appuntamento Sabato in prima mattina al Rifugio Tassara, proprio dove in inverno chiude la strada del Crocedomini. Tempo da lupi, acqua tutta strada e fitta nevicata sulla salita verso il passo. 20 cm di fresca che hanno subito richiesto ai più l’esercizio montaggio catene.

Gruppo numeroso e agguerrito, con BG BS numericamente elevati ma con CO LC MI che non sono da meno. Infoltito da 5 partecipanti al Corso ISBA che  danno una valenza nazionale data la presenza di piemontesi e di un romano-de-Roma.

Briefing del Direttore Guido Fossati, che mette tutti a loro agio e da perfetto gentleman invita a un pò di cavalleria nei confonti di Astrid, portabandiera della Righini, unica e preparatissima esponente del gentil sesso in questa congrega di montanari.

Si esce, via nella neve. Gli ISBA si uniscono a noi nelle prove di ricerca  multipla condotte con più metodologie e testando i più recenti arva digitali.

Lezioni, esercizi ed esami si susseguono a ritmo incalzante per tutto il giorno. Solo la cena stempera le tensioni, allenta la concentrazione e lascia campo libero alla convivialità. Ma è solo un fugace intermezzo! Il dopocena non prevede Carosello, ma preparazione gita, tracciato di rotta, calcolo tempi, distanze e pendenze, e quantaltro.

Domenica?  finalmente  senza precipitazioni!.  Chi verso il Monte Frerone, chi verso altra meta. Meta?? No, assolutamente: non è la cima, la meta. Studio dell’itinerario, osservazioni sul terreno, microtraccia, manto nevoso da analizzare con un accurato profilo stratigrafico, e un corroborante scavo (ci si scalda un pò) per un blocco di slittamento che se non basta per diventare esperti in nivologia ci consentirebbe di diventare …..tumulatori patentati.

Di tutto, di più. E, ormai abituati all’incalzare delle attività, ci siamo ritrovati a fine giornata in un amen, contenti del lavoro svolto e orgogliosi dell’impegno profuso, nostro e di tutti gli INSA che hanno magistralmente condotto il week-end: quanto sono bravi a coniugare la pratica con la grammatica!

Per chiosare: sono arrivato motivato, me ne vado galvanizzato. E, come direbbe quel “maestro”, scperiamo che me la cavo!!!!

Max-alias-il cicca.

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Cufercalhütte

Febbraio 3, 2008

Le previsioni meteo di venerdì sera ci consigliano di andare a Nord delle Alpi, perché dicono che sarà soleggiato, decidiamo allora di rinunciare al Piz Arpiglia in Engadina, per tornare in zona Spügen. Luciano ci consiglia la traversata della Cufercalhütte.

Alle 9 partiamo da Sufers con il cielo parzialmente nuvoloso. Salendo dalla strada vediamo la vetta del Mittaghorn fra le nuvole, ma per il momento il tempo è clemente. Arrivati sull’altipiano fuori dal bosco, Eolo comincia a darci fastidio come la domenica precedente, ma questa volta siamo più preparati: tutti hanno pantaloni anti vento e giacca con cappuccio.

Gli accumuli di neve portata ci sono, ma chi batte pista sceglie una buona traccia di salita per arrivare in sicurezza al rifugio. Verso mezzo giorno finalmente troviamo gradito riparo nella Cufercalhütte. Fuori si congela! La bufera si è fatta intensa. Il mio termometro segna -8°, ma con il vento così forte, sembra che ce ne siano almeno -20.

A Gigi Raimondi viene la buona idea di accendere la stufa così l’aria da rifugio si fa davvero più calorosa: c’è chi intona una canzone, chi racconta vecchi ricordi e chi ci fa sorridere con qualche barzelletta. A piccoli gruppi ci rintaniamo quasi tutti nella stanzetta che sta diventando stretta e arriva il momento di decidere se proseguire con l’itinerario originale della traversata, o ripiegare verso valle. Luciano con la sua esperienza decide di rinunciare e tornare in dietro, io con un pugno di arditi, decido di tentare.

Ci incamminiamo verso il colle, seguendo puramente il mio senso dell’orientamento, la carta e qualche sprazzo di visibilità. Arriviamo al passo camminando sull’erba: dall’altra parte dovremmo avere davanti a noi l’anfiteatro della valle per la traversata, ma lo riusciamo ad intravedere solo a brevi tratti. Solamente la bussola e la cartina mi possono confermare la direzione da seguire. Marco Zappa è l’unico di noi che molti anni prima ha già fatto il giro, ma lui stesso non si fida del suo vago ricordo.

Mentre soffia la bufera, il gruppo si prepara per la discesa e io mi consulto con il mio vice Paul Ceccarelli. Entrambe le vie sono incerte: torniamo sui nostri passi o affrontiamo l’avventura?  Decido che la via di salita è meno ardita. Allora dietro front: ci avviamo in direzione del rifugio. Mentre partiamo con il vento che ci punge la faccia, mi dico che il saggio Luciano in fondo aveva ragione, ma l’entusiasmo del giovane direttore ha voluto comunque tentare.

Nello scendere la nebbia ci fa strani scherzi di equilibrio: non sai se ti stai muovendo o se sei fermo, tanto che facilmente ti trovi per terra. Durante i noiosi e lunghi traversi, i pendii alla nostra destra ci invitano alle curve. Questa golosità però la dobbiamo pagare: ad un certo punto un burrone ci sbarra la strada! Ci tocca una breve risalita con le pelli per riguadagnare quota.

Mentre finalmente ci prepariamo per la discesa finale, vediamo tre sci alpinisti che stanno scendendo sui pendii di fronte a noi. Solo arrivati alla macchina ci rendiamo conto che erano Pigi Sfardini con Bruno e Sante. Se lo avessimo saputo… li avremmo aspettati!

 Arrivati sui prati finali, ci godiamo le ultime curve. Coloro che al colle di fronte alla mia decisione di tornare in dietro borbottavano, sani e salvi alla macchina, mi dicono che abbiamo fatto bene.Speriamo però di cambiare valle la prossima domenica… Splügen ci ha portato solo vento! 

Riccardo.

Relazione tecnica su camptocamp.org: Farcletta digl Lai Pingt : per la Cufercalhütte

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Rappakopf e Zwölfihorn

Febbraio 3, 2008

L’inesauribile mente del Direttore Taroni è riuscita anche oggi a trovare una meta accessibile nonostante la meteo non proprio favorevole e il vento impetuoso.

Cime difficili per chi non ama le consonanti - sono proprio impronunciabili -, ma agevoli e sicure per i nostri scialpinisti alla seconda uscita, che non mancano la vetta.

Zona che si presta ad altre mete, il Beverin su tutte, che è stato meta del Base Bis lo scorso anno, e prossimamente sarà alla portata dei nostri allievi.

Ricerca ARVA sotto la quota dei venti, al sole e al riparo.

Relazione su camptocamp.org: Rappakopf

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