Cufercalhütte

Le previsioni meteo di venerdì sera ci consigliano di andare a Nord delle Alpi, perché dicono che sarà soleggiato, decidiamo allora di rinunciare al Piz Arpiglia in Engadina, per tornare in zona Spügen. Luciano ci consiglia la traversata della Cufercalhütte.

Alle 9 partiamo da Sufers con il cielo parzialmente nuvoloso. Salendo dalla strada vediamo la vetta del Mittaghorn fra le nuvole, ma per il momento il tempo è clemente. Arrivati sull’altipiano fuori dal bosco, Eolo comincia a darci fastidio come la domenica precedente, ma questa volta siamo più preparati: tutti hanno pantaloni anti vento e giacca con cappuccio.

Gli accumuli di neve portata ci sono, ma chi batte pista sceglie una buona traccia di salita per arrivare in sicurezza al rifugio. Verso mezzo giorno finalmente troviamo gradito riparo nella Cufercalhütte. Fuori si congela! La bufera si è fatta intensa. Il mio termometro segna -8°, ma con il vento così forte, sembra che ce ne siano almeno -20.

A Gigi Raimondi viene la buona idea di accendere la stufa così l’aria da rifugio si fa davvero più calorosa: c’è chi intona una canzone, chi racconta vecchi ricordi e chi ci fa sorridere con qualche barzelletta. A piccoli gruppi ci rintaniamo quasi tutti nella stanzetta che sta diventando stretta e arriva il momento di decidere se proseguire con l’itinerario originale della traversata, o ripiegare verso valle. Luciano con la sua esperienza decide di rinunciare e tornare in dietro, io con un pugno di arditi, decido di tentare.

Ci incamminiamo verso il colle, seguendo puramente il mio senso dell’orientamento, la carta e qualche sprazzo di visibilità. Arriviamo al passo camminando sull’erba: dall’altra parte dovremmo avere davanti a noi l’anfiteatro della valle per la traversata, ma lo riusciamo ad intravedere solo a brevi tratti. Solamente la bussola e la cartina mi possono confermare la direzione da seguire. Marco Zappa è l’unico di noi che molti anni prima ha già fatto il giro, ma lui stesso non si fida del suo vago ricordo.

Mentre soffia la bufera, il gruppo si prepara per la discesa e io mi consulto con il mio vice Paul Ceccarelli. Entrambe le vie sono incerte: torniamo sui nostri passi o affrontiamo l’avventura?  Decido che la via di salita è meno ardita. Allora dietro front: ci avviamo in direzione del rifugio. Mentre partiamo con il vento che ci punge la faccia, mi dico che il saggio Luciano in fondo aveva ragione, ma l’entusiasmo del giovane direttore ha voluto comunque tentare.

Nello scendere la nebbia ci fa strani scherzi di equilibrio: non sai se ti stai muovendo o se sei fermo, tanto che facilmente ti trovi per terra. Durante i noiosi e lunghi traversi, i pendii alla nostra destra ci invitano alle curve. Questa golosità però la dobbiamo pagare: ad un certo punto un burrone ci sbarra la strada! Ci tocca una breve risalita con le pelli per riguadagnare quota.

Mentre finalmente ci prepariamo per la discesa finale, vediamo tre sci alpinisti che stanno scendendo sui pendii di fronte a noi. Solo arrivati alla macchina ci rendiamo conto che erano Pigi Sfardini con Bruno e Sante. Se lo avessimo saputo… li avremmo aspettati!

 Arrivati sui prati finali, ci godiamo le ultime curve. Coloro che al colle di fronte alla mia decisione di tornare in dietro borbottavano, sani e salvi alla macchina, mi dicono che abbiamo fatto bene.Speriamo però di cambiare valle la prossima domenica… Splügen ci ha portato solo vento! 

Riccardo.

Relazione tecnica su camptocamp.org: Farcletta digl Lai Pingt : per la Cufercalhütte

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