Archivio per Marzo 2008

Böshorn

Marzo 30, 2008

Boh, non c’è molto da dire su una Domenica di brutto tempo fin dalla partenza con obbligato dietro-front dopo 1000m.

Peccato, il Böshorn è una salita coi fiocchi e meritava condizioni più favorevoli. Purtroppo lo scialpinismo e le gite di impegno vogliono il sole.

I volti più allegri si sono visti in trattoria all’ora di pranzo; che l’abitudine al pranzo domenicale non diventi la regola.

Relazione su camptocamp: Böshorn

 cimaxi

Pizzo Porola

Marzo 22, 2008

Gruppo
Fine settimana senza corsi e con meteo incerto. Che si fà? L’idea fissa è quella di un gitone, le previsioni danno buono sulle orobie e il bollettino anche. Il Pizzo Porola è una meta allettante, e un breve  giro di telefonate ha riunito un gruppetto di 7 motivati e allenati scialpinisti: 3 della Scuola di Menaggio, 3 della Gilardoni, con l’aggiunta di Chiara, corso base 2007 e già nelle gambe gite di questo calibro.

L’auto non sale oltre Vedello, 1032m, ma 100m in più o in meno non ci spaventano: il tempo è splendido, e prima delle 8:00 siamo in marcia. Un grande sviluppo e altrettanto dislivello ci attendono.

Già alla piana di Caronno si delinea nitida la corona di cime: Caronno, Porola, Scais e Redorta. Queste Orobie sono maestose e superbe -e lontane….-.

Al Porola non c’è ancora salito nessuno, la vedretta è da battere e da tracciare. E’ più bello: montagna tutta per noi.

A mezzogiorno siamo al canale. Lì si rivela determinante il contributo delle toste fanciulle: la loro lievità permette di pedonare il canale mentre noi sprofondiamo faticosamente fino a metà gamba in neve inconsistente. Oltre un’ora di sforzi e siamo a pochi metri dalla campana di vetta.

Ma il tempo è cambiato, inizia a nevischiare, e una cornice su un lastrone di dubbia solidità ci fanno desistere dal suonare la campana. Ma per noi, la vetta è nel sacco, meritata e guadagnata.

Bel gruppo, omogeneo e veloce, e bella compagnia. E così è ancora più bello andar per monti.

cimaxi

Relazione su c2c: Pizzo Porola

Vedretta di Porola

Val d’Arigna

Marzo 16, 2008

Nonostante le condizioni metereologiche proibitive il coraggioso drappello dell’SA2 di Como ha dignitosamente avviato l’inizio corso con una poderosa prova di volontà.

Sotto gli elementi che spazzavano minacciosamente l’intero bacino dell’Arigna, il valoroso gruppo è riuscito a farsi strada sotto pioggia e neve, nella nebbia e nel freddo, dimostrando tempra e carattere da vendere.

La prova ha dimostrato la classe, la capacità e grande determinatezza in pugno di sci alpinisti senza macchia e senza paura.

La chiusura della giornata ha avuto il solito epilogo di tutte le gite Orobiche: Pizzoccheri, rosso e sconclusionati canti finali.

Evviva l’SA2

Lorenzo Gorla

Relazione tecnica su c2c: Pesciola

Sasso d’Erba

Marzo 15, 2008

Sasso d'Erba SA2 008

Evvai!  L’SA2 è iniziato.

Con qualche defezione tra gli allievi e un tot di istruttori che dopo aver fatto segnare il pieno di presenze al base si sono presi una meritata pausa, inizia su roccia la prima uscita del corso avanzato.

Una dozzina di agguerriti allievi ed un’altra  dozzina di istruttori superdotati (di corde cordini e fettucce, express, friends, chiodi martello e di tutto di più….) si imbarcano per il Sasso d’Erba -storica falesia dei comaschi- e vanno subito ad affrontare -a freddo!!- la prima difficoltà: il piccolo ma coriaceo custode dell’Eremo San Salvatore che difende il suo parcheggio con determinazione -piscinin ma catiiv!!..- costringendoci alla ritirata.

Ma il calcaree ci aspetta, e presto siamo lì, al Sasso d’Erba, a spiegare ad allievi attenti e motivati i fondamentali della legatura, dei nodi, delle soste e dell’arrampicata.

E, digerita la teoria, si passa alla pratica: si arrampica! Con PT (Pasquale Taroni) che su tali difficoltà (non elevate, è vero…) non calza nemmeno le scarpette. Che uomo!….d’altri tempi!

Risolta la via, si scende: corda doppia! per alcuni ordinaria amministrazione, per altri è la prima volta. Bene, è sempre un ricordo, la prima doppia!

Beh, dopo una corda fissa e gli autobloccanti di rito, il vespro si avvicina, la giornata è volata, è ora di radunare il materiale e di concentrarci su di un’aperitivo conviviale. Domani è un’altro giorno, si rifà lo zaino e si riparte scimuniti per la Valtellina con un’altra difficoltà: il meteo avverso.

A domani.

 cimaxi

Ace

Valle Stretta - Thabor

Marzo 9, 2008

In vista del rifugio 
Monte Thabor

Gran finale di due giornate per i corsi base e base bis.

Destinazione, i 3178 mt del monte Thabor. Giunti a Bardonecchia, l’allegra comitiva imbocca la “valle stretta” per raggiungere chi il rifugio III alpini (Base bis) chi il Re Magi (Base). Insomma, separati in casa fino all’ultimo…

Il Führer Taroni, individuata una bella valletta nei pressi del rifugio, non si fa perdere l’occasione ed organizza li per li una stazione per ricerca del travolto con sondaggio organizzato e ricerca ARVA su valanga vera!!. Scatta una gara a cronometro che vede impegnati allievi ed istruttori in una competizione assai  divertente. Al termine dei lavori, il meritato riposo; la cena e un po’ di sana goliardia che non guasta.

La mattina di domenica ci vede in piedi di buon’ora: alle 6.00 siamo già in marcia verso la vetta. Sappiamo che ci aspetteranno quasi 1.400 mt di dislivello accompagnati ad un discreto sviluppo.

Purtroppo le previsioni meteo non si smentiscono ed il maltempo decide di farci compagnia per tutta la salita. La nebbia, tuttavia rende il paesaggio attorno a noi davvero affascinate. Il dolomitico Seru’ appare in tutta la sua bellezza. I veneti del gruppo per un istante pensano di essere in Tofane e cominiciamo ad intonare canti popolari in bellunese.

Mano a mano che si sale, la nebbia diventa fitta e ci costringe ad affinare i sensi per  restare in traccia. Un vento gelido spazza la cresta di vetta. La seguiamo per qualche centinaio di metri e finalmente ci appare la chiesetta. È fatta! Cima raggiunta. In chiesetta l’atmosfera è di quelle magiche: salire fin quassu’ con condizioni meteo avverse ci è costato fatica. Ma sappiamo di aver imparato tanto da questa uscita.

Rientriamo a valle ancora immersi nella nebbia fino a quota 2.700 mt dove finalmente le brume si diradano e possiamo concederci una sciata in libertà su una bella neve. Il naso di qualche istruttore non si fa scappare dei canalini niente male su neve fantastica  che ci ripagano di tutta la fatica fatta (bravi Munzo e Riccardo!).

Alle auto, è tempo di saluti. Il corso è finito: tutto è andato bene, sotto la direzione di Paolo è stata davvero un’esperienza straordinaria. Grazie per questo.  Una stretta di mano, un po’ di nostalgia, e… un sicuro arrivederci alla prossima.

GA

Bächenstock

Marzo 9, 2008

Bachenstock

Chi al Thabor il sabato non può andare, una gita in giornata si deve inventare!….

Con il meteo che dava buono a nord della catena alpina, la scelta è caduta sulla Meiental, la valle che scende dal Sustenpass. Montagne ardite ed affascinanti (come il Fuffingerstock salito con i corsi l’anno passato), la meta è il Bächenstoch, con cui il sottoscritto ha un conto in sospeso: vetta mancata per brutto tempo qualche anno fa.

Tempo bello alla partenza (ore 8:00) e tutti in vetta a mezzogiorno. Gran bella gita, tosta al punto giusto ma non abbastanza per le nostre due donzelle Laura e Lucia, che senza problemi superano dislivello, ripidumi e cresta finale avvolta nella nebbia, firmando impavide il libro di vetta.

cimaxi

Relazione su camptocamp.org: Bächenstock

Bachenstock 001

Mont Thabor

Marzo 9, 2008

Siamo nella provincia di Briancon

La gita di fine corso l’ho scelta in Valle Stretta a Bardonecchia, il punto più ad ovest d’Italia dove cento anni fa l’Italia cominciò a sciare sui primissimi impianti di risalita e dove due anni or sono si fecero le Olimpiadi invernali di Torino 2006. Grazie all’autostrada anche se i km sono tanti, arriviamo in poco tempo.

Spuntino con wurstel, crauti e un boccale di birra e siamo pronti per partire alla volta del rifugio.

Il meteo ci fa un regalo: dietro di noi è nuvoloso, ma verso la nostra cima in fondo alla valle non c’è una nuvola.

Passiamo sotto la mitica parete dei Militi dove gli alpinisti di Torino andavano in “palestra” e dove nel 1985 qui fecero le primissime gare di arrampicata sportiva con Patrick Edlinger e Catherine Destivelle agli albori.

Al rifugio prendiamo posto nelle camere e facciamo merenda. La pigrizia ci frena e invece di fare quattro passi in Valle Stretta, ci divertiamo attorno al tavolo con un bicchiere di vino e le carte da scopa.

Arriva la cena copiosa ma pesante e il vino scorre abbondante, seguito da del buon Genepì si comincia a cantare. Siamo il gruppo più numeroso e così tiriamo anche gli altri ospiti del 3° Alpini.

Chiediamo al capanat di prepararci la colazione per le 5:30.

Usciamo dal rifugio che è ancora buio e purtroppo le cime delle montagne sono fra le nuvole.

Il tempo brutto però non ci ferma e pian pianino ci incamminiamo verso il Pian della Miniera.

La gita oggi è davvero lunga: sono quasi 1400m di dislivello. Passiamo sul fianco del Grand Séru, una bellissima montagna dolomitica di cui però le nuvole le nascondono la cima. Il tempo peggiora: tira vento e fa freddissimo. Nessuno corre e quasi tutti al medesimo passo arrivano in vetta fra le nuvole. La cappella della cima ci ripara dal vento gelido e riusciamo a riposarci prima di cominciare a scendere. Purtroppo Rino con i suoi compagni hanno seguito una via diversa e non ci incontriamo.

Scendiamo insieme agli amici del corso base per non perderci nella nebbia e appena la visibilità migliora, riusciamo anche a farci una bellissima discesa.

Torniamo tutti contenti al rifugio per raccogliere le nostre cose e poi di nuovo sugli sci per l’ultimo tratto che ci separa dalle macchine.

Siamo tutti contenti, nonostante il brutto tempo abbiamo fatto proprio una bellissima gita!

Il banchetto sul cofano della mia macchina conclude in bellezza un bel corso base bis.

Grazie a tutti e specialmente al mio vice Paul e all’importante aiuto del bravo segretario Munzo.

Riccardo.

Relazione su camptocamp: Mont Thabor; su Gulliver: Thabor

Prima_Tappa

Monte Pedena

Marzo 2, 2008

In posa per il fotografo....

Causa previste probabili condizioni meteo sfavorevoli, alle Alpi svizzere, preferiamo saggiamente le soleggiate e nostrane Orobie che sin’ora poche volte ci han deluso.

Il gruppo è quasi al completo e ci ritroviamo lungo la strada che porta al passo San Marco e dopo aver verificato le condizione gastronomiche del previsto ristoro pomeridiano, partiamo euforici alla volta di questa nuova avventura.

A seconda del lato del pendio scelto, l’itinerario di salita è stato interpretato in diversi modi: qualcuno calza subito gli sci mentre qualcuno si riscalda con gli sci in spalla per poi indossarli più opportunamente …..

Saliamo per i ripidi pendii che ci portano velocemente al rinomato “baitone” a quota ed in men che non si dica ci troviamo nell’ultimo valloncello che ci porta sotto la cima.

Incredibile, in poco più di due ore ci troviamo al colle dove lasciamo gli sci raggiungendo successivamente la vetta risalendo un breve tratto a piedi lungo la cresta terminale che, date le buone condizioni di innevamento ci consentono di guadagnare agevolmente la cima senza dover usare ramponi o altro.

Consueta sosta ristoratrice ed inevitabile discussione sull’identificazione delle cime circostanti, e poi giù per i ripidi pendii.

La qualità della neve quest’oggi non è propriamente delle migliori, ma scendendo le soddisfazioni aumentano come pure la temperatura, fa decisamente caldo.

Raggiungiamo il Rifugio Monte Lago dove avevamo prenotato pizzoccheri in abbondante burro per almeno 20/25 persone, in realtà eravamo in numero inferiore (ndr), e dopo una “disputa” politica che ha rianimato anche i più provati, siamo rientrati a casa con ancora negli occhi il contrasto dei ripidi pendii innevati con la pianeggiante Valtellina.
Munzo

Relazione su camptocamp.org: Monte Pedena.

Ebbrezza orobica

Colere corso ISA

Marzo 2, 2008

Nord della Presolana

Modulo discesa e autosoccorso per questo week-end bergamasco (la nostra località di adozione….) del corso ISA 2008.

Gli impianti non sono modernissimi, riviviamo così una pagina della storia dello sci…, ma le piste hanno adeguate pendenze, la location (si dice così…)  al cospetto della Nord della Presolana ci concede panorami mozzafiato, e con l’aggiunta di un’accoglienza in rifugio più unica che rara -camere con bagno e cena di gala…-  possiamo definire a 5 stelle l’organizzazione e la conduzione di questo modulo in terra orobica.

Sabato dedicato alla tecnica FISI, con esame finale, e aperitivo mancato per sopravvenuti impegni: costruzione barella di fortuna con trasporto e calata dell’infortunato.

Ma a cena non vai se quiz non fai: come altrimenti si appella un fagiano di monte? sarà una coturnice, un gallo cedrone o un gallo forcello? e in un macereto si affonda fino alla cintola o si procede su ostici detriti? Boh, gli aspiranti ISA dovrebbero saperlo, al pari della lunghezza di un grado di arco di meridiano ed alla sostanziale differenza fra orografico e idrografico.

Ma la Domenica, banditi i sofismi, siamo spettatori entusiasti di una dimostrazione di soccorso in valanga di un’unità cinofila del CNSAS. Tutti a bocca aperta per le inimmaginabili performance di Rey, cane da valanga magistralmente condotto e addestrato dal suo appassionato padrone, che sà anche appassionarci con dotte spiegazioni sulle metodologie di addestramento di questi animali.

Clou della giornata sarà poi un’esercitazione di autosoccorso in valanga, che su due gruppi ci vede impegnati a fondo tanto nell’azione quanto nella disamina a posteriori. Sono prove dove è sacrosanto che non ci si senta mai di terminarle con soddisfazione: ogni volta ci si analizza e ci si critica senza remora, affinchè ad ogni esercitazione successiva si possa solo e sempre migliorare.

Grazie ai compagni/colleghi di corso e agli istruttori tutti che aiutano in ogni circostanza con una presenza, la loro, che vuole essere prima di tutto formativa oltrechè esaminativa.

Cimaxi  

Colere CNSAS Unità cinofila 2

  

Poncione di Val Piana e Grandinagia

Marzo 2, 2008

Non una ma ben 2 gite per la nutrita pattuglia del corso base, che si divide tra il Poncione di Valpiana e l’anticima del Pizzo di Grandinagia.  

Partiti con il sereno dalla pianura, la  Val Bedretto ci dà il benvenuto con un po’ d’acqua e tante nuvole, che ci fanno rimpiangere il materasso… Gira persino voce che qualcuno voglia ammutinare….

Alla fine, si parte: niente puo’ fermarci. E poi, si sa che “la fortuna aiuta gli audaci”. E cosi’ è. In breve le nebbie si diradano e si apre di fronte a noi una giornata stupenda. Un po’ di neve caduta durante la notte, ci invita alla prudenza sebbene nelle pur sicure salite che stiamo affrontando: metteremo in pratica quanto abbiamo imparato sulla scelta della microtraccia di salita e sulla tecnica di discesa in sicurezza.

In Val d’Olgia, guardiamo con perplessità due scialpinisti affrontare con tranquillità  un pendio piuttosto ripido e carico della neve caduta la notte precedente e riflettiamo sulla loro scarsa coscienza-conoscenza.

Anticima  di Grandinagia affollatissima da svizzero-tedeschi fuggiti dal maltempo  che imperversava a nord. Va un po’ meglio sul Poncione.

In quota, il vento forte non ci permette di indugiare ulteriormente. Staccate le pelli, ci buttiamo in  una discesa entusiasmante sulla neve vergine.

Piu’ a valle, il momento piu’ atteso della giornata:…..la ricerca “arva”!!!

Ci si ritrova poi tutti ad All’ Acqua: il bicchiere di vino e la fetta di torta non mancano mai.

G.A.

 

 

Relazioni su camptocamo.org: Poncione di Val Piana

                                                     Pizzo di Grandinagia

schiarita