Mont Thabor

Siamo nella provincia di Briancon

La gita di fine corso l’ho scelta in Valle Stretta a Bardonecchia, il punto più ad ovest d’Italia dove cento anni fa l’Italia cominciò a sciare sui primissimi impianti di risalita e dove due anni or sono si fecero le Olimpiadi invernali di Torino 2006. Grazie all’autostrada anche se i km sono tanti, arriviamo in poco tempo.

Spuntino con wurstel, crauti e un boccale di birra e siamo pronti per partire alla volta del rifugio.

Il meteo ci fa un regalo: dietro di noi è nuvoloso, ma verso la nostra cima in fondo alla valle non c’è una nuvola.

Passiamo sotto la mitica parete dei Militi dove gli alpinisti di Torino andavano in “palestra” e dove nel 1985 qui fecero le primissime gare di arrampicata sportiva con Patrick Edlinger e Catherine Destivelle agli albori.

Al rifugio prendiamo posto nelle camere e facciamo merenda. La pigrizia ci frena e invece di fare quattro passi in Valle Stretta, ci divertiamo attorno al tavolo con un bicchiere di vino e le carte da scopa.

Arriva la cena copiosa ma pesante e il vino scorre abbondante, seguito da del buon Genepì si comincia a cantare. Siamo il gruppo più numeroso e così tiriamo anche gli altri ospiti del 3° Alpini.

Chiediamo al capanat di prepararci la colazione per le 5:30.

Usciamo dal rifugio che è ancora buio e purtroppo le cime delle montagne sono fra le nuvole.

Il tempo brutto però non ci ferma e pian pianino ci incamminiamo verso il Pian della Miniera.

La gita oggi è davvero lunga: sono quasi 1400m di dislivello. Passiamo sul fianco del Grand Séru, una bellissima montagna dolomitica di cui però le nuvole le nascondono la cima. Il tempo peggiora: tira vento e fa freddissimo. Nessuno corre e quasi tutti al medesimo passo arrivano in vetta fra le nuvole. La cappella della cima ci ripara dal vento gelido e riusciamo a riposarci prima di cominciare a scendere. Purtroppo Rino con i suoi compagni hanno seguito una via diversa e non ci incontriamo.

Scendiamo insieme agli amici del corso base per non perderci nella nebbia e appena la visibilità migliora, riusciamo anche a farci una bellissima discesa.

Torniamo tutti contenti al rifugio per raccogliere le nostre cose e poi di nuovo sugli sci per l’ultimo tratto che ci separa dalle macchine.

Siamo tutti contenti, nonostante il brutto tempo abbiamo fatto proprio una bellissima gita!

Il banchetto sul cofano della mia macchina conclude in bellezza un bel corso base bis.

Grazie a tutti e specialmente al mio vice Paul e all’importante aiuto del bravo segretario Munzo.

Riccardo.

Relazione su camptocamp: Mont Thabor; su Gulliver: Thabor

Prima_Tappa

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2 Risposte a “Mont Thabor”

  1. Giacobbe Dice:

    Mi permetto di completare il resoconto della salita al Thabor con un plauso agli allievi Claudio Bocchietti e Stefano Armellini che, nella squadra di punta, hanno provveduto a tracciare il percorso di salita, rivelatosi nella parte superiore senza visibilità, nella nuvole che non permettevano nemmeno la valutazione della pendenza.
    Con punta-menti, bussola e altimetro hanno stabilito la direzione di marcia e sopratutto con punta-naso hanno eseguito la microtraccia che ha permesso a tutti di raggiungere la vetta.

  2. Stefano Dice:

    Giacobbe, sei troppo buono…..
    Saluti a tutti!!!

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