Breuil, 3 Aprile 2011
Per arrivare a prendere presto la funivia che da Cervinia ci porta ai 3.500m di Plateau Rosa , Lorenzo il Direttore fissa il ritrovo alle 4:45 e di conseguenza, nonostante il viaggio non sia così confortevole, saremo in 39 a dormire sugli scomodi sedili del bus. 
Alle 8 a Breuil ci si prepara: imbrago, moschettoni, cordini, chiodi da ghiaccio, piccozza, corda, sci e zaino.
Uno, due, tre tronconi e in 3/4 d’ora ci mangiamo 1.500m di dislivello, che si fanno subito sentire: ecco che arriva un leggero mal di testa e il cuore che ti pulsa forte appena cerchi di allungare il passo.
In poco più di un’ora arriviamo nei pressi dell’arrivo della funivia del Klein Matterhorn, da dove riusciamo a veder la nostra vetta.
Lorenzo, che apre il gruppo, con la radio consiglia a chi segue in coda di mettere i rampanti per affrontare il pendio finale. Ultime curve e in orario da tabella di marcia, in circa tre ore siamo tutti a 4.168m. Per alcuni sarà anche il primo 4.000 e felici di essere in alto, ci prepariamo per la discesa, perché il percorso da fare è ancora molto, molto lungo.
Con un lungo traverso arriviamo sotto la Roccia Nera, dove per risalire al colle dell’omonima Porta, quasi tutti rimettono le pelli. Il dislivello non è molto, ma in distanza saranno stati buoni 500 metri FATICOSISSIMI. Siamo quindi in molti a sederci a terra subito sotto il colle, chiedendo un momento di tregua, ma appena arriva Lorenzo a passo pattinato, ci riporta tutti all’ordine e si deve interrompere il sollazzo. Trangugiamo quindi il boccone che stavamo mangiando e via dietro di lui ad affrontare la parte più divertente della giornata: i seracchi dello Schwär Gletscher.
La neve del versante Nord diventata farinosa e la quota più modesta ci permettono di godere dello sciare facendo alpinismo: curve a go-go quindi, stando però attenti a non finire negli insidiosi buchi, che qua e la compaiono all’ultimo momento.
I crepi più grandi sono spettacolari! Per non vederli e finirci dentro, dovrebbe proprio esserci la nebbia! Sono quelli semi nascosti a fare più paura e ogni volta che gli sci ne tangono uno, ripensi alla lezione di recupero da crepaccio.
Il passaggio obbligato nella seraccata è affascinante e le foto ricordo all’ombra di quegli imponenti castelli di ghiaccio sono d’obbligo. Via però, muoviamoci, che ste cose si muovono e possono crollare da un momento all’altro!
Il ghiacciaio in basso ormai è una lingua sottilissima che trasporta detriti a fondo valle, quando a pochi metri prima del termine, arriva la sorpresa finale: nella gola di roccia scavata dal fiume siamo costretti a passare su dei ponti di neve e ghiaccio che, visto lo scarso spessore, si sfaldano al transito dei primi sciatori.
Prima di far fare un pericolosissimo bagno nell’acqua gelata a qualcuno, tiriamo quindi una corda fissa a cui, ad uno ad uno, si attaccheranno tutti.
Percorriamo l’ultimo tratto di pista che ci porta a Zermatt e i 12Km d’interminabile discesa sono ormai un ricordo. Non c’è il tempo di fermarci a fare turismo: il viaggio di ritorno sarà lungo e dobbiamo far presto. Saliamo quindi sul primo trenino svizzero che ci porta a Täsch, dove ci attende il bus, che mentre eravamo in montagna, ha fatto tutto il giro dal Gran Sanbernardo per venirci a recuperare dall’altra parte.
Complimenti a tutti per la performance, ma soprattutto a Lorenzo e il suo team per la bellissima gita.
Riccardo
Relazione e report su camptocamp
Breithorn e Porta Nera – 2011-04-03 from Riccardo Ugo on Vimeo.
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