Alla ricerca della neve

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Come prima gita del 47° Corso Base diretto da Marco Rigamonti, il Direttore sceglie di andare oltre la cresta principale delle Alpi, dove nell’ultimo periodo ha nevicato leggermente di più che a sud. Purtroppo quest’anno la neve non è abbondante come ogni sci alpinista spera, ma in pochi posti è sufficiente per effettuare una gita senza dover rovinare gli sci sui sassi.

Il gruppo della Scuola Gilardoni si ritrova a Realp nella valle Urseren, poco più a ovest di Andrermatt, in una giornata senza nuvole, con calma di vento e temperatura intorno a -9°.

2017-01-23 Realp SA1 2017-1

Gli istruttori compongono i loro gruppetti e aiutano i neofiti a preparare l’attrezzatura: sci, pelli di foca, ArTVA, pala e sonda. Tutti pronti. In meno di trenta minuti siamo ad attraversare il paese sci in spalla. Raggiungiamo quindi la strada del Furka, chiusa al traffico in inverno, che ci porterà verso l’albergo Galenstock a quota 1.995 m, per poi salire i pendii esposti a Sud, diretti verso le pendici del Ochsenalp ed in fine i più veloci verso la cima Shafberg 2.591 m.

IMG_9663I primi passi sono una scoperta per molti, che per la prima volta scivolano sulla neve con le pelli di foca; l’andatura diviene però naturale in breve. Appena il pendio monta di pendenza, ci costringe a fare i primi dietro-front ed è lì che il gioco comincia a farsi duro. A parte però qualche sci che s’incrocia e le prime scivolate, in fretta anche i principianti riescono a districarsi fra le curve.
Arriviamo al sole ed è tutta un’altra cosa: si può ora dare un’occhiata alla cartina, bere un sorso di tè e sgranocchiare un boccone, senza congelarsi le mani.

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Ogni istruttore passa ai propri allievi la propria passione: chi insiste di più sulla conformazione della neve, chi parla degli accumuli da vento, chi analizza nel dettaglio la carta e chi da consigli sulla respirazione a quanti fanno più fatica. Certo perché camminare in montagna costa fatica; ma arrivando in vista della croce, contornata dalla vette del circo del Galenstock, si dimentica tutto e le forze sembrano rigenerarsi.

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Foto di gruppo in vetta e ci si prepara per la discesa che sarà varia: punti di neve crostosa e altri con un discreto strato di farina. Sì perché fuori pista si trova ogni condizione; non passa mica il gatto a lavorare il percorso…

Scendendo ci fermiamo a gruppi qua e là, per fare la prima esercitazione di autosoccorso. Nascondiamo quindi uno zaino con dentro un ArTVA in trasmissione e ogni allievo si esercita nel trovarlo e disseppellirlo. Ricerca quindi del primo bip-bip, si corre nella direzione indicata dall’apparecchio ricevente, si rallenta in fase finale per aumentare la precisione della verticale e quindi fuori la sonda per individuare il malcapitato. Muniti di pala si scava in ginocchio per essere più efficaci e non caricare troppo la schiena, con l’obbiettivo di tirar fuori il sepolto nel più breve tempo possibile.

Tutti provano almeno una volta. I tempi sono migliorabili certo, ma è la prima esercitazione; avremo modo di perfezionare il metodo!

Alcuni arrivano al parcheggio stanchi, ma di sicuro tutti soddisfatti.

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